Condividi

A cura di Ludovica Luciani. Studentessa Master MASPES II edizione
La testimonianza di Ludovica ci porta nel cuore pulsante dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026 dove lavora nel team di Inventory and Inspection&helpdesk specialist. Un racconto vibrante che va oltre le gare, concentrandosi sul suo vissuto, sull’ essenza umana e sull’immersione totale in un’esperienza che ti assorbe completamente.

Premetto che, per raccontare l’esperienza dei Giochi Olimpici e Paralimlici di Milano Cortina 2026, non basterebbero le pagine di questo articolo, ad ogni modo, per capire meglio che cosa significhi vivere le olimpiadi di Milano-Cortina ho scelto di soffermarmi su tre aspetti della mia esperienza che ritengo importanti da citare.

1 Il mio ruolo all’interno del villaggio e il mio lavoro.

Sono Ludovica Luciani, lavoro, dopo l’esperienza di stage al Master MASPES, al Villaggio Olimpico e Paralimpico di Predazzo che è situato all’interno della scuola alpina della Guardia di Finanza, insieme ad altri 7 colleghi faccio parte del team di I&I: Inventory and Inspection & help desk specialist, il che significa che in primo luogo dobbiamo trovare un’allocazione per tutti gli atleti e i loro staff all’interno del villaggio, e in secondo luogo ci occupiamo di effettuare i check in e i check out con l’aiuto dei volontari. 

2 Una volta che entri a far parte di MiCo non hai più un cognome, sei Ludovica I&I, sei lontana dalla famiglia ma sei parte dell’FA.

FA sta per “Functional Area”, cioè l’area funzionale a cui si viene assegnati, infatti dal momento in cui si entra a far parte di Milano-Cortina diventa abbastanza automatico iniziare a parlare per acronimi, associare le persone in base alla posizione che ricoprono. Ma tutto questo non crea distacco tra le persone, anzi, è proprio attraverso questo linguaggio comune che si inizia a creare un gruppo, un gruppo di persone che si intendono tra loro utilizzando parole come FFE, AND, Acc e così via. 

3 Vieni per i 5 cerchi ma ci rimani per le persone

Da tutto principio, quando nel 2019 sono state assegnate le Olimpiadi all’Italia, mi sarebbe piaciuto prenderne parte, ma ripensandoci ora mi aspettavo qualcosa di completamente diverse da quello che in realtà è stato, infatti mi immaginavo di poter provare un’emozione indescrivibile assistendo dal vivo alle cerimonie di apertura e chiusura, o guardando le gare sapendo di aver contribuito anche se in minima parte all’organizzazione dell’evento. In realtà le cerimonie le ho guardate seduta sul divano del Residence Centre dando ogni tanto un occhio alla tv e ogni tanto al PC per preparare i check out della mattina dopo, lo stesso è avvenuto per la maggior parte delle gare, quelle le ho viste dalla TV da 15 pollici dentro all’ufficio. 

In questo momento ci sono moltissimi articoli online scritti da chi ha preso parte all’organizzazione delle Olimpiadi e tutti esordiscono allo stesso modo: “parlare di questa esperienza e definirla risulta difficile se non impossibile” e penso che questo sia vero. Ci sono troppe cose che vengono in mente tutte allo stesso tempo e allinearle tutte per cercare di dargli un ordine è davvero un compito arduo. Per questo ho deciso semplicemente di parlare di questi tre punti, senza cercare di trarne delle conclusioni che in ogni caso sarebbero insufficienti a definire tutta questa esperienza.  Dunque non posso che concludere qui il mio racconto ringraziando tutti coloro che hanno fatto parte del percorso di avvicinamento alle Olimpiadi e tutti quelli con cui tuttora sto condividendo l’esperienza delle Paralimpiadi.